mercoledì 26 giugno 2013

L’EVASIONE FISCALE E LA SCUOLA

Quando si parla di evasione fiscale, giustamente le categorie a reddito fisso vengono escluse, ma non è sempre così. Infatti, nella scuola c’è una forte evasione fiscale sommersa, difficile da scoprire e combattere, mi riferisco alle lezioni private. Il loro costo grava sul bilancio delle famiglie e su quello del fisco in maniera pesante e consente agli insegnanti di avere un reddito in nero, a volte superiore allo stipendio, (un’ora di lezione privata viene compensata con una cifra che oscilla tra i 30 e i 50 euro). Il modo per combattere questo tipo di evasione c’è, basterebbe istituire dei corsi di recupero pomeridiani per tutte le materie, per gli alunni in difficoltà, con gli insegnanti della scuola e se non bastano quelli disponibili ricorrere agli insegnanti della graduatoria dei supplenti. Fare corsi dove ogni classe non superi i 15 alunni , finanziati con un fondo specifico congruo , programmati per tutto l'anno scolastico, concentrati nel periodo iniziale e in prossimità della valutazione trimestrale o quadrimestrale. Ciò comporterebbe, che gli insegnanti che desiderano legittimamente lavorare di più, per arrotondare il loro inadeguato stipendio, possano farlo, le famiglie risparmierebbero, in questo periodo di crisi il bisogno c’è, e il fisco incasserebbe la cifra evasa. Queste considerazioni, fondate su una semplice soluzione praticata solo in parte, perché i corsi di recupero effettuati nelle scuole sono inadeguati, svolti spesso con un numero troppo alto di alunni e per periodi troppo brevi, fatti meglio potrebbero aiutare concretamente gli alunni in difficoltà e le famiglie eviterebbero di ricorrere alle lezioni private. Bisogna trovare soluzioni eque nell’interesse della collettività, se si vuole veramente dare una concreta svolta positiva ad una società, che sino ad ora ha considerato il pagare le tasse come qualcosa da evitare, l’interesse e i risparmi delle famiglie, come qualcosa da non considerare. Piera Repici

sabato 16 marzo 2013

ESPRIMIAMO SOLIDARIETA' AI SENATORI DEL MSS

CHE HANNO VOTATO PIETRO GRASSO E LI RINGRAZIAMO PER IL LORO GESTO DI RESPONSABILTA' NEI CONFRONTI DEL PAESE In democrazia e nel nostro Parlamento non c'è vincolo di mandato, e i Senatori del MSS hanno agito secondo coscienza e nell'interesse del Paese ed hanno preferiro votare l'antimafia e non la mafia. La scomunica di Beppe Grillo: «Fuori chi ha votato Grasso» Il leader CinqueStelle punta il dito contro i senatori M5S siciliani che hanno appoggiato il candidato del centrosinistra e intima le dimissioni. Ma sul blog i lettori lo mettono brutalmente in minoranza. Queste le parole di Grillo: "Nella votazione di oggi per la presidenza del Senato è mancata la trasparenza. Il voto segreto non ha senso, l'eletto deve rispondere delle sue azioni ai cittadini con un voto palese. Se questo è vero in generale, per il MoVimento 5 Stelle, che fa della trasparenza uno dei suoi punti cardinali, vale ancora di più. Per questo vorrei che ogni senatore del M5S dichiari come ha votato. Nel "Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento" sottoscritto liberamente da tutti i candidati, al punto Trasparenza è citato: - Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S. Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze."

CORSI DI RECUPERO

“Nell’erogazione del Fondo d’Istituto, quest’anno è stata evidenziata la priorità che le scuole devono rispettare nell’utilizzazione delle risorse assegnate ed erogate per il cosiddetto FIS per le attività didattiche di recupero”. In altre parole, questo significa che il Ministero ha fornito alle scuole i fondi necessari all’attivazione dei corsi di recupero e queste, nella gestione di tali fondi, devono proprio dare priorità a tutte le attività che consentano agli studenti di recuperare le loro insufficienze a scuola. Insomma, stando alle parole del Ministero: “Si può affermare che le scuole sono nella condizione di poter fornire agli studenti il necessario supporto didattico ai fini del recupero e che il Ministero ha provveduto alla erogazione dei fondi necessari per l’attuazione delle misure di recupero previste dalle norme. La Tecnica della Scuola

domenica 18 novembre 2012

FARSI L’AUTOCRITICA E ANDARE IN PIAZZA CON LORO

La nostra generazione, deve sentire il bisogno di recuperare agli errori commessi e aiutare i giovani. I nostri figli e nipoti sono nelle scuole occupate e nelle piazze a protestare per difendere l’istruzione pubblica e il loro futuro. Si trovano in queste condizioni non per loro responsabilità, siamo noi adulti che abbiamo creato questa condizione politica e sociale. Le nostre scelte sbagliate, l’opportunismo, il nostro silenzio e la voglia di non vedere per conservare il piccolo privilegio, ha letteralmente cancellato valori e prospettive. Abbiamo avallato e legittimato con il voto della maggioranza degli italiani, una classe politica incapace, corrotta e a volte collusa con la criminalità organizzata. Siamo diventati poveri e abbiamo tolto la speranza di un futuro per i giovani per il nostro egoismo e la voglia di arrivare a qualunque costo. Adesso l’unica cosa da fare per le giovani generazioni, è unirsi a loro, ascoltarli e cercare insieme prospettive, economiche , sociali e culturali adeguate alle esigenze della collettività. Piera Repici Roma,19/11/2012

giovedì 15 novembre 2012

FERMIAMOCI A RIFLETTERE SUL DESTINO DELLA NOSTRA SCUOLA

Appare evidente che con l’autonomia funzionale le scuole hanno assunto i caratteri di organizzazioni monocratiche, incentrate sul ruolo e sulle funzioni del dirigente scolastico, che li allontanava sempre più dalla loro natura di comunità professionale; da quella possibilità di scambio di esperienze “tra pari”, che sono proprie delle comunità di apprendimento, ove il sapere dell’uno viene messo a disposizione dell’altro. Il progetto di legge 953 di riforma degli organi collegiali della scuola dell’on. Aprea, approvato lo scorso 10 ottobre dalla Commissione Cultura della Camera, in sede legislativa, accresce la frattura tra il capo di istituto e il corpo docente, rafforza dunque il loro potere (già enorme): se gli statuti non saranno “illuminati” e non prevederanno un bilanciamento dei poteri, i dirigenti assumeranno gran parte delle competenze fino ad oggi in mano al Collegio docenti e al Consiglio d’Istituto; la legge Brunetta inoltre completerà i poteri per quanto riguarda la gestione del personale. Ben diversa, dall’autonomia statutaria delineata nel progetto di legge 4121, presentato dai deputati Laratta e Marini, il 25 febbraio 2011, rimasto quasi sconosciuto agli operatori della scuola. In questo progetto infatti, l’autonomia statutaria è collocata all’interno di una nuova architettura democratica dell’organizzazione scolastica che garantisce ad ogni componente partecipazione e corresponsabilità nelle scelte e nei risultati, con un rinnovato disegno dei poteri gestionali, distinti da quelli di indirizzo, affidati ad un organo collegiale dotato di ampie competenze e con un dirigente scolastico eletto e a tempo che, oltre a possedere un alto profilo culturale e professionale, goda anche di quella autorevolezza necessaria che solo la comunità nella quale opera può riconoscergli. Inoltre disegna un nuovo profilo professionale dei docenti, non più lasciato al solo scorrere dell’anzianità del servizio ma, per chi lo vorrà, aperto ad una prospettiva di sviluppo professionale, non molto diversa da quella dei docenti universitari e, come per questi, la possibilità per coloro che sono in possesso di uno specifico profilo culturale e professionale, di essere eletti preside di un’istituzione scolastica. Ciò, non tanto per gratificare una categoria professionale, ormai considerata semplicemente “risorsa”, ma come condizione per operare un effettivo cambiamento di direzione dell’asse dell’organizzazione scolastica, dal versante burocratico e amministrativo a quello di un’efficace gestione del processo di insegnamento-apprendimento, attraverso la valorizzazione del ruolo dei docenti nella gestione di tale processo e nel governo delle istituzioni scolastiche. Un ritorno della scuola, sul processo di insegnamento-apprendimento, che trova legittimazione nella Carta Costituzionale. Piera Repici Roma,16/11/2012

domenica 11 novembre 2012

I MIEI MIGLIORI ANNI

Cari ragazzi e colleghi, la vostra vivacità e voglia di costruire una scuola e un futuro dove regni la giustizia e la democrazia, mi hanno fatto rivivere "i miei migliori anni". Voi state costruendo un nuovo 68, ma le basi sono più solide di quelle che avevamo noi, perchè la mia generazione non ha avuto la maturità, la forza e la costanza necessari, per questo siamo riu sciti solo in parte a realizzare il nostro sogno di una società più partecipata e socialmente più equa. Voi avete la motivazione forte e gli strumenti culturali per farlo, lo dimostra il comportamento quasi sempre responsabile e l'entusiasmo di questi giorni, sono felice per questo, qualche risultato educativo la nostra generazione pare l'abbia ottenuto. Sono certa, voi potete portare a compimento un sogno che noi non abbiamo potuto e forse non voluto fortemente realizzare. PIERA REPICI

domenica 4 novembre 2012

violenza psicologica

--Chi è sottoposto a violenza psicologica si trova in uno stato di stress permanente.
--Parole, gesti, toni allusivi, offese velate o esplicite che possono umiliare, distruggere lentamente ma in profondità, senza sporcarsi le mani. --Dietro agli sguardi sfuggenti o sfidanti e disperatamente provocatori di molte donne, si possano celare situazioni di violenza psicologica, esercitata all’interno della sfera privata. Non ci sono solamente le violenze fisiche che comunque segnano profondamente le persone, esistono quelle psicologiche che non lasciano lividi sul corpo, ma che nel tempo producono ferite, dentro le persone, e che segnano profondamente la loro vita. Ci sono aggressioni che non agiscono direttamente sul piano fisico come uno schiaffo, una spinta, un pugno, un calcio. Possono essere violente le parole? Possono i toni di voce o i silenzi, togliere ogni sicurezza e gioia di vivere? Sì, ci sono parole che possono ferire come pugnali, possono essere usate per umiliare e distruggere una persona. Un clima di disapprovazione continua dove qualsiasi atteggiamento o comportamento viene ritenuto sbagliato, inadatto. --“..non sai fare nulla, sei proprio una persona inutile, che cosa vuoi parlare tu che non sei nessuno, solo una povera idiota potrebbe fare quello che fai tu..” – queste parole instillate, giorno dopo giorno, attuano un processo di distruzione psicologica spesso irreversibile. Parole, gesti, toni allusivi, offese velate o esplicite che possono umiliare, distruggere lentamente ma in profondità, senza sporcarsi le mani. Ma esistono manovre più nascoste come il sarcasmo, la derisione continua, il disprezzo, espresso anche in pubblico con nomignoli o appellativi offensivi, mettendo costantemente in dubbio la capacità di giudizio o di decisione. Questo meccanismo, protratto nel tempo, destabilizza una persona fino a distruggerla e senza che chi le sta intorno possa accorgersene ed intervenire. La vittima di violenza psicologica è paralizzata, confusa, sente il dolore, la sofferenza emotiva, ma non riconosce l’aggressione subita. Il problema relativo alla violenza psicologica, infatti, è relativo al riconoscerla, alla consapevolezza di esserne vittime. --Le donne sottoposte costantemente a questo clima ‘vacillano’, cominciano a dubitare dei propri pensieri, dei propri sentimenti, si sentono sempre in colpa, inadeguate e spesso si isolano o vengono isolate perché assumono comportamenti non spontanei, scontrosi, lamentosi o ossessivi con le persone che intorno non comprendono e giudicano negativamente. Così la donna resta isolata, senza appoggio. --Occorre chiedere aiuto, occorre venire aiutati da esperti. I segnali di malessere si possono individuare nei disturbi del sonno, nell’irritabilità, nell’insorgenza frequente di mal di testa e cefalee, nei disturbi gastrointestinali o in un continuo stato di apprensione, di tensione costate e di ansia. Questi possono essere considerati segnali di disagio di cui è opportuno verificare l’origine per poter prendere consapevolezza delle aggressioni subite, comprendere perché le si è assorbite e ridefinire i propri limiti di tollerabilità, in modo che non vengano mai più oltrepassati. 3 novembre 2012 Sostienici: reteinterattiva@gmail.com