giovedì 20 maggio 2010

Parto, l'anestesia è un lusso.



di Tiziana Moriconi
In Italia partorire senza dolore in un ospedale pubblico non è un diritto: soltanto il 42 per cento dei reparti maternità infatti offre l'anestesia epidurale durante il travaglio. Con grandi differenze tra regione e regione In Italia, partorire senza dolore in un ospedale pubblico non è un diritto, ma un lusso che non tutti i nosocomi si possono permettere. Soltanto il 42 per cento dei reparti maternità in Italia, infatti, offre l'anestesia epidurale durante il travaglio, e solo il 16 per cento è in grado di assicurare questo servizio 24 ore su 24. Con grandi differenze tra Regione e Regione: in media l'orario continuato degli anestesisti al reparto di ostetricia è garantito nel 29 per cento delle strutture del Nord, nel 17 di quelle del Centro e nel 12 di quelle del Sud. Complessivamente, l'equo accesso alle prestazioni è salvaguardato appena nel 27 pe cento dei casi. Sono i dati raccolti dalla Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), che annota come soltanto l'Emilia Romagna, il Veneto e la Lombardia abbiano una legge per assicurare il parto indolore.

Il fatto è che un parto senza dolore costa circa 1.500 euro in più rispetto a un parto senza anestesia, e quella quota in più non viene rimborsata dallo Stato, ma deve essere coperta dal fondo sanitario regionale. Quindi, non tutte le regioni possono permettersi di garantirlo. "La differenza di costo moltiplicata per tutte le nascite può rappresentare una cifra rilevante", spiega Vincenzo Carpino, presidente di Aaroi-Emac: "Tanto che molte regioni del Sud, e in particolare quelle commissariate, hanno deciso di aspettare che lo Stato faccia rientrare il parto in analgesia tra i trattamenti rimborsati, come lo è il cesareo. Ma la proposta di legge in proposito, avanzata dall'ex ministro Livia Turco nel 2006, è congelata". Non solo: a complicare le cose c'è la carenza di anestesisti rianimatori nell'organico degli ospedali; che nel Meridione si può dire cronica.

Ci sono poi i rischi che questa pratica comporta: gli stessi di un'anestesia per un intervento chirurgico addominale: cefalee acute, ipotensione e tachicardia. "Non è una passeggiata", sottolinea Caprino: "Ma i rischi sono compensati da notevoli vantaggi: i muscoli pelvici vengono rilassati, la donna non soffre e può quindi partecipare e collaborare maggiormente al parto, e anche il bambino soffre meno".
(17 maggio 2010)

martedì 18 maggio 2010

Se le donne sono contro le donne con i figli.



di Emanuela Valente
Non capisco perché una donna che ha deciso di diventare madre pretenda poi di continuare a lavorare. Non capisco perché una donna che vuole lavorare decida di avere dei figli. Non capisco perché una donna che ha dei figli li lasci a casa con una babysitter. Non capisco perché andare a lavorare quando poi tutto lo stipendio viene preso dalle tate e i figli crescono senza una madre.
Tutte queste incomprensioni sono femminili. Tutte le lettere da cui ho tratto questi concetti sono firmate da donne. Tutte queste frasi sono arrivate in risposta ad un articolo dove non si parlava né di donne né di mamme né di figli e neanche di babysitter. Nell’articolo si parlava di una legge, la 1204/71, e la successiva 53/2000, che vieta il licenziamento in maternità e fino al compimento del primo anno del bambino, determina il diritto all’astensione obbligatoria e facoltativa, alla retribuzione e all’allattamento. Non è in discussione se una donna che diventa madre abbia o meno diritto a lavorare, ma questo è un evidente caso in cui la legge è arrivata in anticipo sulla consapevolezza sociale. Questa legge viene continuamente disattesa, ignorata, calpestata. Con la complicità di migliaia di donne che sottostanno al modus vivendi del sistema lavorativo italiano. Che accettano tre mensilità, forse ignorando che ne spettano diciotto, per dare le dimissioni. Che non sporgono denuncia, non aprono vertenze, non protestano, non si uniscono per fermare la prepotenza di chi ha come unico scopo il solo proprio personale profitto economico. Che sono state capaci di rivendicare la gestione di un utero ma non sono altrettanto consapevoli dell’esercizio dei propri diritti, come se le donne, per prime, si identificassero piuttosto come ovaie che come persone. In Francia oltre il 70% delle donne lavora, prima e dopo il primo, il secondo e non raramente dopo il terzo o quarto figlio. Questo permette alle nostre cugine d’oltralpe un maggiore potere economico, un più consistente rilievo sociale, la possibilità di un ruolo determinante nella gestione della famiglia e dello Stato. Questo significa anche avere il potere necessario a pretendere servizi congrui, come asili nido e scuole aperti fino alle 18,30, babysitter convenzionate col Comune e disponibilità di un giorno lavorativo alla settimana, interamente retribuito, da dedicare alle incombenze familiari e casalinghe. Se le maestre scioperano, i genitori non protestano perché non sanno dove mettere i figli, ma scendono in piazza a fianco agli insegnanti. Il comune restituisce 1 euro e 20: il costo della mensa per il giorno in cui i bambini non hanno potuto usufruire del pasto. Inutile pensare di combattere una battaglia se prima non si addestrano i soldati. Questo è quanto devo amaramente concludere riflettendo sulle polemiche innescate da un articolo che, al limite, avrebbe dovuto infastidire i miei ex datori di lavoro, e non scatenare battibecchi dell’anteguerra sulla giusta cura della casa e il galateo della buona madre di famiglia. La legge è fatta, ora bisogna fare le italiane.

Chi ruba per sè ruba la speranza degli altri------Concita De Gregorio


Chi ruba per sé ruba la speranza degli altri. Ruba la capacità di resistere in un mondo di regole, se chi può le viola e deve rispettarle solo chi è più debole, chi non ha amici potenti, chi non conosce scorciatoie o non vuole prenderle, in questo caso un eroe della resistenza civile. Milioni di eroi sconosciuti si ostinano a resistere. A prendere calci in faccia dalle cricche e pagare il conto per loro. Alcuni, disperati, cercano i tetti e le isole. Altri si uccidono in forme sempre più insopportabili per chi resta. Smettiamo di parlare, per un momento: facciamo di conto.


Per una minoranza che ruba c'è una maggioranza che paga. La manovra da 25 miliardi - gli ulteriori sacrifici che ci aspettano, la novità è un prelievo del 10 per cento su scuola e pubblico impiego - corrisponde a poco meno di un decimo del furto: i furbi di tutte le cricche sottraggono allo stato ogni anno 220 miliardi. La corruzione ne ruba 60, l'evasione 160. Sono stime certamente per difetto. Vediamo più da vicino. Una larga fetta dell'evasione riguarda le società di capitali. L'81% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi (53%) o meno di 10mila euro (28%). In pratica su 800mila società di capitali l'81% non versa le imposte. Una perdita per l'erario di 18 miliardi l'anno. Per le big company, invece, una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. In totale 31 miliardi in meno. 10 miliardi poi è quello che riguarda i lavoratori autonomi e le piccole imprese. Il resto è da ripartire tra economia criminale e lavoro sommerso. Combattere e punire l'evasione. Estirpare dal suo corpo il cancro della corruzione capillare. Un governo capace di far questo non avrebbe bisogno di chiedere altri soldi ai dipendenti pubblici, ai pensionati. Darebbe una speranza di lavoro ai giovani.


I furbi costano agli italiani onesti l'equivalente di dieci manovre economiche. Li prendono a calci in faccia ogni giorno. È una questione di tempo: si tratta di capire se arriverà prima l'agonia o la ribellione. La rabbia cova sotto la cenere.
La madre che si uccide dissanguandosi parlerà per molto tempo a ciascuno di noi. A quelli che vanno a fare la spesa nel capannone fuori Firenze rovistando tra le casse a terra, a chi fa la fila fuori dal negozio di Salerno dove dopo le sette di sera la merce si vende a metà prezzo. Nelle code, fra le casse sta in fila gente che poi torna a casa e dovrebbe educare i figli al rispetto delle libertà e delle regole. Per quanto ancora? Le università sono in rivolta, i ricercatori gridano al mondo il trattamento che viene riservato a chi investe in sapere anzichè in astuzia truffaldina. È una guerra: una guerra civile condotta dai ladri contro gli inermi.


L'altra querra quella delle bombe, continua a fare vittime. Ancora due soldati italiani, visi da ragazzini, tra i feriti una donna. La marcia per la Pace è stata domenica. Sembra retorica: ci hanno convinti che sia solo retorica. Invece no: pretendere la pace, fuori e dentro il paese è l'unica battaglia che abbia senso combattere. Con le armi della politica e della parola, speriamo che non sia già troppo tardi.

mercoledì 12 maggio 2010

Donne uccise : Italia prima in Ue per omicidi in casa




Roma, 11 mag. (Apcom) - Spetta all'Italia il triste record di essere prima nazione in Europa per omicidi in famiglia. Oggi tre nuovi episodi di questa tragedia spesso invisibile, uno in Sicilia e due in Piemonte: tre donne hanno perso la vita uccise dai compagni o da un congiunto. In Sicilia una guardia giurata 25enne di Gela al culmine di una violenta lite ha ucciso la moglie ed è fuggito con la figlia di due anni. Poche ore dopo l'omicidio, l'uomo è stato individuato e arrestato dalla polizia del paese in provincia di Agrigento. Due i casi in Piemonte, entrambi a Torino: un uomo, separato dalla moglie, l'ha uccisa con 50 coltellate perchè riteneva che 'manovrasse' le figlie di 5 e 7 anni per non fargliele vedere. Il secondo caso è quello di un 65enne che ha ucciso la zia soffocandola con un cuscino e poi, dopo averla vegliata per tutta la notte, ha cercato di togliersi la vita tagliandosi le vene. In Italia si consuma un omicidio in famiglia in media ogni 2 giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi: e troppo spesso sono le donne a pagare la violenza dei mariti, soprattutto in caso di divorzi o separazioni, o i bambini quella di madri cadute in depressione. Il movente è passionale nel 25,9% degli omicidi, seguono contrasti personali nel 21,8% dei casi, i disturbi psichici nel 16,15% dei casi, le liti per l'assegnazione della casa coniugale nel 15% dei casi, le ragioni economiche (assegni di mantenimento o restituzioni di somme) nell'8% dei casi. L'Ami, associazione matrimonialisti italiani, spiega che nel nostro paese l'omicidio 'tra le mura domestiche' ha sempre più spesso un movente legato a fattori economici e soprattutto all'assegnazione della casa coniugale, che oggi sta diventando il vero 'pomo della discordia', ancor di più di quello dell'affidamento e della gestione dei figli. Le nuove povertà prodotte dalla separazione e la lunghezza insopportabile dei processi sono altre ragioni che contribuiscono a determinare le stragi familiari. Una spaventosa escalation destinata ad aumentare in proporzione all'aumento di separazioni e divorzi. I dati parlano chiaro: nel 30% dei casi le separazioni sono accompagnate da reati intrafamiliari, molti dei quali sfociano successivamente in gesti estremi. I maschi italiani, a differenza della stragrande maggioranza dei cittadini stranieri, vedono nella separazione una vergogna o un affronto, molte volte da lavare con il sangue. I reati intrafamiliari (maltrattamenti e abusi) nel 60% dei casi sono prescritti o quando vi è condanna viene inflitta al colpevole una pena del tutto simbolica. Tragedie che spesso avrebbero potuto essere evitate: nel 65% dei casi di omicidio o strage in famiglia, infatti, vi erano stati già pericolosi segnali di violenza o minacce, negligentemente sottovalutate da chi di dovere.





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In Italia quel che resta del tesoretto di Craxi due milioni restituiti allo Stato dopo 16 anni.



In Italia quel che resta del tesoretto di Craxi due milioni restituiti allo Stato dopo 16 anni.



Sedici anni dopo ,quel che restava del tesoretto di Bettino Craxi è tornato definitivamente nelle tasche dello Stato.Tanto è servito all'Erario per ottenere gli ultimi 2 milioni di euro, sequestrati dal pool di Mani pulite a Giorgio Tradati.Il "cuoco di Bettino", così era chiamato il compagno di scuola dell'ex leader socialista,era finito in carcere nell'ottobre del 94, accusato di essere stato l'ultimo prestanome dei conti esteri illeciti riconducibili a Craxi......
Tratto da:
Il caso di:Emilio Randagio
La Repubblica del 12/05/2010

martedì 11 maggio 2010

Il film della settimana: "Agora" di Alejandro Amenabardi Michele Martelli

Agorà, il film del regista spagnolo Alejandro Amenábar, che racconta la tragedia di Ipazia d’Alessandria, è davvero scioccante. Anche per chi su Ipazia ha già letto qualche libro. Perché la potenza delle immagini in celluloide è in grado di suscitare sentimenti, pensieri ed emozioni di una rapidità e intensità tale che nessuna parola scritta può eguagliare. Uscito dalla sala, non puoi non continuare a riflettere sulle vicende narrate nel film. E magari a immaginare in che mondo vivremmo se avesse vinto Ipazia, e non l’episcopo Cirillo. Eh sì, perché la storia di Ipazia si colloca in un periodo di svolta storica, tra il IV e il V secolo d.C., dei cui effetti deleteri, nonostante le moderne Rivoluzioni e l’Illuminismo, il liberalismo e la democrazia, non ci siamo ancora completamente liberati.

Ipazia, storia della prima scienziata vittima del fondamentalismo religioso
Per gentile concessione dell'editore pubblichiamo la prefazione di Margherita Hack al libro "IPAZIA. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo d.c." di Antonio Colavito e Adriano Petta (La Lepre Edizioni), in libreria dal 20 ottobre.

di Margherita Hack

In questo romanzo storico si ricostruisce l’ambiente e l’epoca in cui ha vissuto la prima donna scienziata la cui vita ed opere ci sono state tramandate da numerose testimonianze. Gli autori hanno fatto ricorso a una ricchissima bibliografia, che permette di far emergere dalla lontananza di 16 secoli questa figura di giovane donna in tutti i suoi aspetti umani, privati e pubblici, la sua vita quotidiana, i suoi dialoghi con la gente comune, con i suoi allievi, con gli scienziati.

Ipazia era nata ad Alessandria d’Egitto intorno al 370 d.C., figlia del matematico Teone. Fu barbaramente assassinata nel marzo del 415, vittima del fondamentalismo religioso che vedeva in lei una nemica del cristianesimo, forse per la sua amicizia con il prefetto romano Oreste che era nemico politico di Cirillo, vescovo di Alessandria.

Malgrado l’amicizia con Sinesio, vescovo di Tolemaide, che seguiva le sue lezioni, i fondamentalisti temevano che la sua filosofia neoplatonica e la sua libertà di pensiero avessero un’influenza pagana sulla comunità cristiana di Alessandria.

L’assassinio di Ipazia è stato un altro atroce episodio di quel ripudio della cultura e della scienza che aveva causato molto tempo prima della sua nascita, nel III secolo dopo Cristo, la distruzione della straordinaria biblioteca alessandrina, che si dice contenesse qualcosa come 500.000 volumi, bruciata dai soldati romani e poi, successivamente, il saccheggio della biblioteca di Serapide. Dei suoi scritti non è rimasto niente; invece sono rimaste le lettere di Sinesio che la consultava a proposito della costruzione di un astrolabio e un idroscopio.

Dopo la sua morte molti dei suoi studenti lasciarono Alessandria e cominciò il declino di quella città divenuta un famoso centro della cultura antica, di cui era simbolo la grandiosa biblioteca. Il ritratto che ci è stato tramandato è di persona di rara modestia e bellezza, grande eloquenza, capo riconosciuto della scuola neoplatonica alessandrina.

Ipazia rappresenta il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatto grande la civiltà ellenica. Con il suo sacrificio comincia quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tenta di soffocare la ragione.Tanti altri martiri sono stati orrendamente torturati e uccisi. Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno fu mandato al rogo per eresia, lui che scriveva: «Esistono innumerevoli soli; innumerevoli terre ruotano attorno a questi, similmente a come i sette pianeti ruotano attorno al nostro Sole. Questi mondi sono abitati da esseri viventi». Galileo, convinto sostenitore della teoria copernicana, indirettamente provata dalla sua scoperta dei quattro maggiori satelliti di Giove, fu costretto ad abiurare.

Il fondamentalismo non è morto. Ancora oggi si uccide e ci si fa uccidere in nome della religione. Anche nei nostri civili e materialistici paesi industrializzati avvengono assurde manifestazioni di oscurantismo, come in alcuni stati della civilissima America in cui si proibisce di insegnare nelle scuole la teoria dell’evoluzione di Darwin e si impone l’insegnamento del creazionismo. Su questa strada di ritorno al Medioevo si è messa anche la nostra ministra dell’Istruzione (o dovremmo dire della distruzione?) tentando di cancellare la teoria darwiniana dalle scuole elementari e medie. Perché? Per ignoranza? Per accontentare una Chiesa cattolica che non mi sembra ingaggi più queste battaglie perse in partenza.

Questa storia romanzata ma vera di Ipazia ci insegna ancora oggi quale e quanto pervicace possa essere l’odio per la ragione, il disprezzo per la scienza. È una lezione da non dimenticare, è un libro che tutti dovrebbero leggere.