Non è un paese per donne "Il nostro paese sottolinea a parole il valore della famiglia, ma non fa granchè per sostenerlo effettivamente..."
mercoledì 19 settembre 2012
LA CASTA NELLA SCUOLA
Negli ultimi anni abbiamo spesso sentito parlare di CASTA in riferimento alla classe politica, considerazioni critiche che condivido pienamente, ma nessuno ha messo in evidenza che anche nella scuola, dove svolgo il mio lavoro da tanti anni in qualità di docente, in scuole e regioni diverse, esiste un gruppo di potere privilegiato che gestisce tutte le attività.
Infatti, un ristretto numero di docenti appartenenti ad un gruppo vicino alla dirigenza si trova ad occuparsi contemporaneamente di parecchie funzioni: commissioni, funzioni strumentali, collaborazione con la dirigenza, progetti,etc. in sintesi tutto ciò che fa parte di una torta economica che viene suddivisa sempre e comunque tra gli stessi insegnanti senza che si operi ricambio, non lasciando spazio all'ingresso degli altri che non essendo servili ed non appartenenti al loro ristretto gruppo, ne vengono esclusi.
Di conseguenza si crea nelle scuole un gruppo di potere che poco democraticamente e senza permettere l'alternanza e la rotazione degli incarichi,di fatto gestisce con poca trasparenza le risorse umane ed economiche, non lasciando spazio ad altri docenti che potrebbero essere una valida risorsa per la scuola.
Quando qualcuno timitamene chiede spazio la risposta è l'emarginazione.
Ho espresso questa mia considerazione perchè penso che la scuola dovebbe essere un luogo in cui la partecipazione democratica e le competenze di tutti gli operatori dovrebbero essere valorizzate e libere di esprimersi, perchè ciò è essenziale in un organo responsabile della formazione dei giovani e del futuro del nostro Paese.
Dunque con molta delusione ed amarezza dopo aver dedicato alla scuola la maggior parte della mia vita, con sincero impegno e senso del dovere e della giustizia, mi trovo a dedurre che la scuola non è assolutamente un luogo in cui trionfa il merito e la democrazia.
Piera Repici
Roma,19/09/2012
giovedì 13 settembre 2012
ECCO LA DONNA CHE SFIDA BERSANI E RENZI
La corsa di Laura Puppato, terza candidata alle primarie: "Un'anima bella? Eccomi". E racconta: "Non posso vedere il mio partito dilaniarsi in una battaglia fratricida per le primarie, d
iventa una carneficina così. Quante energie stiamo perdendo?".
Eccolo, l'altro candidato alle primarie del Pd. Eccola, anzi. Laura Puppato è una bellissima donna di 55 anni, giovane alla politica. È stata eletta sindaco la prima volta 10 anni fa. Ha sconfitto la Lega in Veneto, due volte. Ha amministrato un comune strappandolo al centrodestra e rendendolo tra i più virtuosi d'Italia, d'Europa.
Il suo primo partito è stato il Pd. Ha preso la tessera quando Grillo si è fatto insistente: la voleva con sé come testimonial ai comizi "ma io avevo da lavorare, e poi non mi è mai piaciuto quel tono, quel disfattismo apocalittico. Qui in questa terra impariamo da piccoli che è più difficile e importante costruire che distruggere". Pd, dunque. Fuori dalle correnti e dalle appartenenze. Sessantamila preferenze a sorpresa alle europee del 2009, non ci credeva nessuno. Le hanno sempre preferito altri candidati: per la segreteria, per la presidenza della Regione. Questa Puppato, mah. Poi, alle regionali, ha fatto il pieno un'altra volta: quasi la metà dei voti sono andati a lei. Talmente tanti che non poteva non diventare capogruppo Pd in Regione.
Sorride. Sorride sempre e dentro il sorriso dice cose di granito. Che bisogna avere il coraggio di fare delle scelte, i partiti esistono per questo: darsi un obiettivo, provare a raggiungerlo, se non ci si riesce ritirarsi. Che bisogna pensare a "riparare il mondo", come diceva il suo amico Alex Langer, e non a farci soldi per sé sfruttandolo ora e pazienza per gli altri. Che non è finita la politica, la vecchia politica: è finito il tempo della cattiva politica. Che non siamo in crisi economica, siamo in crisi di un modello economico dal quale nessuno sembra aver voglia di uscire, perché conviene restarci.
Poi fa esempi concreti e luminosi: una scuola, un sistema di gestione dei rifiuti, un modo per ridurre il consumo di energia che genera lavoro e felicità. Poi dice, davanti a una parmigiana di melanzane - "chè anche questa storia che la magrezza è bellezza è una bufala" - che "non posso vedere il mio partito dilaniarsi in una battaglia fratricida per le primarie, diventa una carneficina così, quante energie stiamo perdendo? Abbiamo tutti la stessa tessera, no? Allora possiamo provare a fare una proposta che si rivolga agli elettori e dica: questi siamo noi. Decidete. Mettiamoci in gioco per il bene comune, per quanto possiamo e sappiamo. Io lo faccio".
Lei lo fa. Laura Puppato si candida. "Ma non contro Bersani o contro Renzi. Per un'idea di futuro possibile. Per i nostri figli. Io ne ho una di trent'anni, sto per diventare nonna. Questa discussione sull'età è davvero curiosa. Quando è che abbiamo cominciato a credere che sia l'anagrafe a decidere se hai buone idee e buoni propositi? A me sembra un trucco per distogliere l'attenzione dalla vera posta in palio".
Qual è la vera posta in palio?
"Un'altra idea di mondo, che altro? Questo è alla fine. Non c'è salute, non c'è lavoro, non ci sono diritti. Impera la corruzione, la convenienza privata, l'interesse. Un partito deve indicare un'altra rotta. Dire qual è il suo obiettivo, nominarlo anche a costo di scontentare qualcuno. Dare contentini a tutti è facile. Bisogna avere coraggio e andare altrove anche quando tutti dicono: impossibile".
Riparare il mondo, diceva. Ha conosciuto Langer?
"Eravamo molto amici. Nel movimento ambientalista insieme. Io vengo da lì e continuo a pensare che l'anima verde sarà la salvezza del paese. Non c'è dubbio che sia così, se poi ha tempo le dico perché. Alex ci ha dato una mano quando andavamo in Jugoslavia a portare camion di viveri, durante la guerra. Abbiamo fatto non so più quanti viaggi al fronte. Mio figlio Francesco, che oggi ha 19 anni, è nato in viaggio. Lo ha battezzato un prete croato. Sono cattolica, si".
Poi è arrivata la politica.
"Mi sono candidata a Montebelluna, ho vinto. Abbiamo iniziato a parlare di salute, cultura, di raccolta differenziata dei rifiuti contro le mafie dei megaimpianti al veleno. Abbiamo mostrato che basta cambiare mentalità per sconfiggere certi interessi. Non è stato mica facile. Risparmio energetico, riciclaggio. Ci sono voluti anni. Abbiamo dato lavoro. Le pratiche virtuose creano lavoro. Se non si mettono in atto è perché ci sono interessi economici contrari. Sa quanti soldi sono a disposizione oggi per cambiare modo di vita?".
No, quanti?
"L'Europa mette 14 miliardi di euro per progetti per le smart cities, 180 per l'incremento dell'efficienza energetica. Il futuro è lì, basta tendere la mano. Parchi, mobilità sostenibile, città digitali. In media nel mondo un edificio ha un bisogno energetico di 160 kilowatt per ora. Noi abbiamo fatto un asilo che ne consuma 20, e senza pannelli solari. Solo costruendo con raziocinio. L'energia che costa di meno è quella che non consumi. Ma non parlo di stare a luce spenta, sa? Parlo di sprechi. Certo che l'Enel questo ragionamento non lo vuole sentire, ma il mondo va lì. Deve andare lì, lo dobbiamo a chi verrà dopo. Centinaia di migliaia di persone trovano lavoro nella costruzione di un mondo pulito. Certo servono anche altre riforme: la giustizia, l'amministrazione".
Cosette...
"Noi agli imprenditori dobbiamo dire. La pubblica amministrazione ti deve dare una risposta in 30 giorni. La giustizia deve emettere un giudizio in 180. Noi, partito politico, vogliamo questo: questo è il nostro obiettivo. Se non ci riusciamo avanti un altro".
Le diranno che è un'anima bella.
"Me l'hanno già detto, in effetti. Si vede che loro si sentono brutte, io preferisco stare nel primo gruppo. Li conosco i cinici. Un giorno D'Alema mi ha detto: io non mi sento più un politico, mi considero un intellettuale. Benissimo, c'è posto per tutti. Gli intellettuali sono indispensabili".
Fra Bersani e Renzi chi avrebbe votato?
"No, guardi. Servono l'energia di Renzi, la competenza di Bersani. Ciascuno faccia quello che sa fare e dica quali sono i suoi obiettivi. Mettiamo insieme le forze, non una contro l'altra.. La gente non è interessata alle battaglie di potere. Viviamo un'epoca drammatica, i giovani non hanno lavoro, i loro padri che lo perdono si uccidono. Quale dev'essere lo scopo di un grande partito di sinistra se non indicare un orizzonte di sviluppo possibile? Allora io dico: zero metri quadri. Facciamo una politica urbanistica senza un metro quadro di costruzione in più. Ristrutturiamo, restauriamo. Abbiamo il paese più bello del mondo, proteggiamolo. Creeremo lavoro, cultura, bellezza, felicità. So di cosa parlo, l'ho fatto. Quando Grillo è venuto a premiarmi come primo sindaco a cinque stelle l'ho ascoltato. Le sue denunce sono giuste, quasi tutte. Quello che è sbagliato è la rabbia, il risentimento, l'ansia di abbattere tutto, il disprezzo della politica. La politica è fatta di persone: bisogna affidare il compito nelle mani giuste, avere fiducia in chi la merita, avere coraggio. I partiti, anche il nostro, soffrono di un eccesso di servilismo: i giovani sono scelti dai vecchi non per i loro meriti ma per la fedeltà. Rompiamo questo meccanismo. Andiamo avanti, invece, lontanissimo: rinnoviamo, sì, dando fiducia al merito e al coraggio".
Con questa legge elettorale...
"Appunto. No ai pateracchi. Facciamo le primarie, per far scegliere i candidati ai cittadini. Se si va a votare con la vecchia legge lasciamo l'80 per cento delle liste agli elettori e il 20 per cento, al massimo, per figure tecniche, storiche...".
E le alleanze?
"Quello delle alleanze non può essere il tema della campagna elettorale. Noi dobbiamo essere noi. Dobbiamo crescere, essere credibili, guadagnare la fiducia degli elettori. Questo è un grande partito. Metta da parte i potentati. Abbia il coraggio di rischiare. Dica quello che vuole, e come lo vuole. Sul lavoro, sui diritti civili, sulla salute e sulla scuola, sullo sviluppo. Gli altri verranno da noi, dopo. Se non ci votano è perché non scegliamo. Diciamo parole chiare. Poi sarà su quello, su quel che diciamo che si decideranno le alleanze. Sono stanca, davvero stanca, di vedere invece che il Pd che è anche casa mia è diventato l'autobus di cui si serve chi vuole fare la sua personale fortuna per scendere alla prima fermata. Tutti vogliono vendere la loro merce. Io vorrei partecipare a un mercato comune, invece. Vorrei dire: ho questo da offrire, e voi? Vorrei sconfiggere le destre, vorrei che tutti ci ricordassimo i pericoli che abbiamo attraversato e che corriamo ancora, vorrei proporre un'idea che sia utile ai nostri figli e miei nipoti, non a me. Se serve un'anima bella - ride ordinando il dolce - ho deciso: io ci sono".
di Concita De Gregorio, da Repubblica, 13 settembre 2012
(13 settembre 2012)
mercoledì 12 settembre 2012
lunedì 10 settembre 2012
Siamo sminuite fin dall'infanzia...
Tutte noi donne comprese io e te, vengono sminuite fin dall' infanzia. Siamo state programmate per compiacere, per non sbagliare le nostre condotte, per diffidare del nostro sesto senso. Eppure, se ci fate caso, basta un libro, un incontro significativo, un apprezzamento sentito per permetterci di sfoderare un'energia invidiabile che neppure sapevamo di avere. Ciò che di strategico e centrale per le nostre vite può esserci per evolvere noi stesse e imparare a crescere figli autonomi e intelligenti perché creativi, è proprio l' autostima e l'apprezzamento di sé. Non a scapito di chi ci sta intorno ma insieme a... Tutti rispettano chi ha autostima e rivendica un suo preciso posto nel mondo. Per anni ho notato come le giovani generazioni, facendo del proprio corpo un feticcio, svalorizzano la propria interiorità unica e irripetibile a scapito della propria saggezza interiore. Vorrei suggerire alle donne di iniziare una campagna dal basso, per riscrivere le leggi in modo che siano equamente a favore del genere maschile e di quello femminile. Unite - se non ora quando? - abbiamo uno straordinario potere collettivo. Sostenendo un'idea o una posizione che ci promuovono, ci riconosciamo nel profondo di noi stesse. Cominciamo a fidarci di più della vita e di ciò che ci accade puntando sulle nostre genuine intuizioni, superando ogni senso di colpa e ogni tentativo manipolatorio che ci viene da persone immature o dipendenti. Tutto si trasforma. Vi accorgerete cosi facendo che ognuna di noi ha già dentro di sé tutto ciò che le serve per crescere secondo le sue personali convinzioni, coccolando la sua sensibilità e aggiungendo valore al mondo delle relazioni.
Talora meglio essere sole avendo ben chiaro che l'amore che viviamo parte da noi. Spesso cerchiamo l'uomo giusto che risolva tutti i nostri problemi, nei panni del padre, del marito o del compagno. Ora è il momento di essere la "donna giusta" per noi stesse.
Le idee
Freschi appunti di vitalità
Siamo sminuite fin dall'infanzia...
Catia Iori
(06 Settembre 2012)
sabato 1 settembre 2012
Veline, carne fresca per pubblico bavoso
Tutti i giorni va in onda il teatrino di Ezio Greggio che sfotte ragazze pronte a tutto pur di conquistare una fetta di etere. Quando assisteremo a uno spettacolo simile per scegliere due strafighi da piazzare seminudi su un bancone, a subire le grevità di due arrapatissime e attempate conduttrici? Estate televisiva, siamo quasi agli sgoccioli. Ma il veleno è nella coda, sappiatelo. Perché mentre tutti i palinsesti ripartono, seppur pigramente, lo sprint finale di Veline ci accompagnerà fino alla scelta delle due nuove ragazzette che sgambetteranno sul bancone del tg satirico di Canale 5. Sul tema del velinismo si è scritto tanto, forse troppo. A cominciare dall’articolo di Sofia Ventura sul webmagazine di Farefuturo sul velinismo in politica e non solo, che nel 2009 ha creato più di un grattacapo al governo di allora, a Veronica Lario e a tutto il circo di nani e ballerine che circonda(va?) il Cavaliere. Dibattito ricco, durato tanto tempo, ma che risultati ne ha portati pochi. La prova è lì, puntuale ogni sera, sulle frequenze dell’ammiraglia del Biscione. Il “ruffiano” di turno, che offre al pubblico bavoso carne fresca da mandare al macello, è Ezio Greggio, perfetto esponente di quella corrente di pensiero ultraleggera che ha fatto la fortuna, e non solo televisiva, dell’uomo di Arcore. Osservare ogni sera, per giunta all’ora di cena, un uomo di sessant’anni sfottere platealmente ragazze poco più che maggiorenni, manda in bestia. Non in nome del femminismo trito e ritrito dei tempi che furono, per carità. Ma quelle scosciatissime pulzelle sono evidentemente disposte a tutto pur di diventare veline, anche a coprirsi di ridicolo. Per una volta, dunque, non prendiamocela con gli uomini che detengono il potere catodico, ma con le donne che si piegano a un sistema indegno. Quando assisteremo a uno show di oltre cento puntate per scegliere due strafighi ventenni da piazzare seminudi su un bancone, a subire le battute grevi di due arrapatissime e attempate conduttrici? Passano gli anni, torniamo sempre sullo stesso argomento, ci indigniamo, andiamo in piazza a protestare e poi non cambia niente. Ci meritiamo il Gabibbo? di Domenico Naso | 28 agosto 2012---Il Fatto Quotidiano
Veline, carne fresca per pubblico bavoso
Tutti i giorni va in onda il teatrino di Ezio Greggio che sfotte ragazze pronte a tutto pur di conquistare una fetta di etere. Quando assisteremo a uno spettacolo simile per scegliere due strafighi da piazzare seminudi su un bancone, a subire le grevità di due arrapatissime e attempate conduttrici?
Estate televisiva, siamo quasi agli sgoccioli. Ma il veleno è nella coda, sappiatelo. Perché mentre tutti i palinsesti ripartono, seppur pigramente, lo sprint finale di Veline ci accompagnerà fino alla scelta delle due nuove ragazzette che sgambetteranno sul bancone del tg satirico di Canale 5. Sul tema del velinismo si è scritto tanto, forse troppo. A cominciare dall’articolo di Sofia Ventura sul webmagazine di Farefuturo sul velinismo in politica e non solo, che nel 2009 ha creato più di un grattacapo al governo di allora, a Veronica Lario e a tutto il circo di nani e ballerine che circonda(va?) il Cavaliere.
Dibattito ricco, durato tanto tempo, ma che risultati ne ha portati pochi. La prova è lì, puntuale ogni sera, sulle frequenze dell’ammiraglia del Biscione. Il “ruffiano” di turno, che offre al pubblico bavoso carne fresca da mandare al macello, è Ezio Greggio, perfetto esponente di quella corrente di pensiero ultraleggera che ha fatto la fortuna, e non solo televisiva, dell’uomo di Arcore.
Osservare ogni sera, per giunta all’ora di cena, un uomo di sessant’anni sfottere platealmente ragazze poco più che maggiorenni, manda in bestia.
Non in nome del femminismo trito e ritrito dei tempi che furono, per carità. Ma quelle scosciatissime pulzelle sono evidentemente disposte a tutto pur di diventare veline, anche a coprirsi di ridicolo. Per una volta, dunque, non prendiamocela con gli uomini che detengono il potere catodico, ma con le donne che si piegano a un sistema indegno. Quando assisteremo a uno show di oltre cento puntate per scegliere due strafighi ventenni da piazzare seminudi su un bancone, a subire le battute grevi di due arrapatissime e attempate conduttrici?
Passano gli anni, torniamo sempre sullo stesso argomento, ci indigniamo, andiamo in piazza a protestare e poi non cambia niente. Ci meritiamo il Gabibbo?
di Domenico Naso | 28 agosto 2012---Il Fatto Quotidiano
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